San Valentino

di Filomena Baratto

Vico Equense – La festa degli innamorati cade il 14 febbraio, giorno della morte del martire Valentino, vescovo romano, ucciso sotto l’imperatore Aureliano. Ci sono molte leggende che lo vedono protagonista nel portare pace tra gli innamorati, tra queste, quella di aver regalato una rosa a due ragazzi che litigavano, perché facessero pace, poco prima di essere decapitato. Secondo altri, l’imperatore Claudio aveva proibito i matrimoni ritenendo i celibi soldati più valorosi, ma Valentino continuava a sposarli in segreto. Fu poi il Papa Gelasio ad istituire la festa nel 496 proprio per celebrare il martire della Chiesa. In seguito, nel giorno di San Valentino, ci si scambiava oggetti e doni, una consuetudine nata in Inghilterra e rafforzata dall’opera di Geoffrey Chaucer. Nel Rinascimento, poi, Valentino fu associato a Cupido. Oggi la festa degli innamorati è più che altro uno spunto di riflessione sull’amore, sentita molto dai giovani, e avviene attraverso uno scambio di messaggi, di fiori, di doni, di baci. C’è chi ci crede ciecamente e attende che l’altro si ricordi, c’è chi se ne frega e lo trascorre come un giorno qualsiasi in barba a tutte le feste consumistiche. C’è chi, pur non credendo ai miracoli di San Valentino, aspetta un dolce pensiero, o una manifestazione più plateale come segno di acceso amore. Molti, proprio per essere una ricorrenza, non gradiscono parlar d’amore per convenzione. Si preferisce l’attenzione quotidiana, l’ascolto, l’esserci sempre. Ma dà fastidio anche l’atteggiamento di chi cerca di eludere il significato della festa, solo per non ridurlo a un fatto consumistico. Tutti fanno finta di niente, ma tutti aspettano Valentino innamorato. L’amore ha tempi suoi, arriva quando non si aspetta e il suo dono prediletto sono i fiori. Un fiore per un linguaggio delicato, profumato, un simbolo, un esserci. E per tradizione o per consumismo è un gesto carino e come tale lo prendiamo. Spesso ci si arrabbia se l’altro fa finta di niente, se non arriva quello che desideravamo, in ogni caso sembra sempre troppo poco rispetto al nostro amore.
 
Cupido è un discolo, sempre capriccioso, alle dipendenze di una mamma altrettanto capricciosa ed esuberante, Venere. Mi piace ricordare questa festa con un’opera della letteratura inglese, Il Parlamento degli uccelli, di Geoffrey Chaucer (1343- 1400). Chaucer è conosciuto per i suoi famosi Racconti di Canterbury, ma tra le altre abbiamo quest’opera allegorica, onirica, visionaria e parodistica. Con essa si vuol festeggiare lo sposalizio tra Riccardo II d’Inghilterrra e Anna di Boemia. Per accedere alla sua lettura bisogna partire dal Somnium Scipionis ciceroniano, parte finale del De re publica, dove l’Africano insegna al giovane Scipione come, dopo la morte, i giusti andranno in cielo. E’ da questo punto che prende avvio l’opera di Chaucer che sogna di essere introdotto dall’Africano in Paradiso. Qui, giorno di San Valentino, la Natura presiede mentre vi sono uccelli su tutti i rami. E’ il giorno in cui devono scegliersi una compagna. Tre aquilotti si contendono un’aquila nobilissima e, visto che non si mettono d’accordo, la Natura delibera di lasciare all’aquila la scelta e questa chiede un anno di tempo. La discussione è tra la fedeltà eterna proposta dalle colombe e la promiscuità avallata dal cuculo. Così il Parlamento è sciolto e le aquile partono abbracciandosi, intonando:” San Valentino, tu che in alto stai, gli uccelli per te cantano corali; ben vieni, estate, che col sole fai sparire dell’inverno i temporali”. Qui gli uccelli, come per la simbologia greca, assumono valore di anima, di vicinanza a Dio, l’aquila poi ha vista acuta e guarda in faccia il sole più a lungo. In amore l’aquila simboleggia l’umiltà di manifestarsi all’altro quando ne è veramente innamorato. A quel punto spezza il suo becco per far cadere l’orgoglio, un sentimento per niente favorevole all’amore. L’orgoglio è la ruggine dell’amore, ne fa un disastro; anche quello più sentito, sotto i ferri dell’orgoglio cede. Nell’opera di Chaucer il dibattito nasce dal non decidersi se l’amore debba essere libero o devoto, e come risolvere la scelta dell’aquila contesa da tre aquilotti. Ma il parlamento si aggiorna per mancanza di decisioni, ci sono troppe soluzioni aperte non contemplate. L’amore crea proprio queste argomentazioni, è un sentimento così unico che per causa di forza maggiore deve scontrarsi con tutti quanti gli altri. Intanto gli uccelli volano via e, mentre prima erano appollaiati sui rami per predisporsi alla decisione, dopo, con il volo si predispongono alla riflessione. Gli uccelli hanno funzione di mediazione tra ciò che è fisico e spirituale per raggiungere la perfezione. L’amore è perfezione, un sentimento così completo che la nostra vera natura è quella che emerge solo quando siamo innamorati e così dovrebbe essere sempre. Lo stesso Chaucer ci dà la definizione di amore all’interno del poema: “La vita così breve, l’arte così lunga da imparare, il tentativo così difficile, la conquista così intensa, la gioia trepidante che scivola via così rapida – con tutto questo io intendo l’amore, che mi riempie di un così profondo stupore con la sua opera prodigiosa, che quando ci penso, a stento capisco se dormo o son desto”.