Non si finisce mai di imparare: i 3 errori più comuni sull’origine delle cose

Domande e risposte sull’origine delle cose tra verità ed errori ormai comuni

Vi siete mai chiesti da dove arrivino davvero i pomodori? Chi è certo che l’origine sia italiana ha già commesso un errore, infatti la pianta del pomodoro sembra essere stata coltivata inizialmente nell’America del Sud, in particolare Ecuador e Cile, dove tuttora cresce spontaneamente come pianta selvatica per effetto del clima tropicale, a differenza delle regioni Europee, dove viene coltivata all’aperto nel periodo estivo e in serra in inverno. Inoltre in passato era considerata una pianta velenosa, adatta unicamente a scopi ornamentali, fino al 1500 circa, dove fu sdoganata e resa commestibile sia da fresca che in salsa. L’errore sull’origine di questo ortaggio non è l’unico che facciamo, di seguito sfateremo tre miti: uno in campo culinario, uno legato ad un gioco molto popolare nel mondo e uno prettamente modaiolo, che vi lasceranno a bocca aperta.

Da dove arrivano davvero gli spaghetti?

Dopo “l’imperdonabile” errore sulla vera origine dei pomodori, se ne aggiunge un altro che li riguarda da vicino: la vera storia degli spaghetti. Secondo una pergamena araba risalente al 1154 e custodita in un museo a Oxford, l’invenzione di questo tipo di pasta avrebbe avuto luogo a Trabia, una piccola località vicino a Palermo, ben cento anni prima dell’importazione degli spaghetti dalla Cina per opera di Marco Polo. In questo paesino siciliano sembra infatti, secondo la scrittura, che si producesse già un tipo di pasta filiforme di semola molto simile agli spaghetti che noi conosciamo chiamata “alytria”, che veniva fatta cuocere a 40°, fatta seccare e poi tagliata in sottili fili. Sembra che la paternità della pasta torni ufficialmente in patria con una copia del prezioso documento che è stata consegnato dal direttore del Museo Nazionale delle Paste Alimentari di Roma all’allora sindaco di Trabia, Antonino Di Vittorio.

Le prime tracce del gioco della roulette

Dal diciassettesimo secolo compare in Francia il gioco della roulette completo di pallina in avorio per espandersi poi in tutto il mondo nelle varianti della roulette europea e di quella francese con caratteristiche di gioco e di grafica diverse. Oggi è possibile fare pratica e provare un tavolo verde online, ma qual è la vera storia di questo misterioso gioco apparso nell’antichità? Le teorie sull’origine della roulette sono diverse, ma secondo la versione più accreditata, l’antenato più probabile è la girella che si fa risalire all’epoca dell’antica Roma. I soldati, tra una battaglia e l’altra, usavano lo scudo e la lancia per creare una rotella rudimentale da far girare e sulla quale avevano disegnato dei segni che fungevano da caselle in cui si fermava la pallina. Saltando qualche secolo, il nostro viaggio lungo l’evoluzione di questo gioco ci catapulta in pieno Medioevo quando si utilizzavano le ruote dei carri. A livello di meccanismo invece le varie teorie sembrano essere d’accordo sul riconoscere l’importante contributo apportato dal celebre teologo, fisico e matematico francese Blaise Pascal. Sembra che un suo amico viaggiatore tornato dall’oriente gli avesse regalato una ruota della fortuna cinese, che il matematico modificò a suo modo, appoggiandola orizzontalmente per studiarne i funzionamenti e le combinazioni. Dopo un approfondito periodo di studi pubblicò “Le proprietà cicliche delle combinazioni nel calcolo delle probabilità”, che viene considerata ancora oggi una Bibbia per i giocatori della roulette e del gioco in generale otre che una solida base teorica di numerosi sistemi di gioco attuali.

La verità sui jeans

Da sempre la paternità di questo celebre capo di abbigliamento è stata rivendicata dalla città di Genova, che sin dal Medioevo può vantare un’illustre tradizione tessile. Il termine di lingua inglese jeans venne usato già dal 1567, periodo in cui dal porto partì in modo massiccio l’esportazione del fustagno color indaco. Prima del quindicesimo secolo questo materiale veniva già sfruttato dai marinai per coprire e proteggere le merci e per realizzare tute da lavoro molto resistenti. Fin qui niente di nuovo, ma da qualche anno c’è una nuova città che si è fatta avanti rivendicando l’origine del pantalone, stiamo parlando di Chieri. La scoperta di un prezioso manoscritto ribalterebbe la tesi genovese sulla vera paternità del famoso “blue de Genes”, che spopolò in America con l’iconico marchio Levi’s. Si tratta di una scoperta che inorgoglisce la cittadina piemontese, assegnandole un ruolo di tutto prestigio nel panorama tessile del made in Italy.

Questi sono solo tre dei numerosi esempi di errori commessi sull’origine delle cose, ma al mondo ce ne sono tantissimi, anche se solo pochi ne sono a conoscenza, uno fra tutti? La nascita dell’aperitivo. Spesso si pensa che l’origine sia spagnola, in realtà durante gli sfarzosi banchetti imbastiti dall’aristocrazia dell’Impero Romano d’Occidente, c’era già l’usanza della “gustatio” accompagnata dal vino mielato, servito all’inizio del banchetto, prima dell’arrivo delle portate principali. Per trasformarsi in un costume vero e proprio dovranno passare secoli, fino al 1786, quando l’erborista Antonio Benedetto Carpano, inventore del celebre vermut, avrebbe spopolato prima tra i sovrani della Famiglia Reale e in seguito nei caffè torinesi fino con il primo il primo prodotto considerato un aperitivo a tutti gli effetti.

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