Il riciclaggio della plastica, qual è la situazione in Italia

L’Italia è una vera e propria eccellenza nel campo del riciclo della plastica. Il Belpaese avvia al riciclo il 43% della plastica, riuscendo a riutilizzare degli imballaggi che negli altri stati nemmeno vengono raccolti. Il beneficio economico è sostanzioso: un vantaggio di oltre 2 miliardi di euro per la materia prima non consumata, per la produzione di energia e per il risparmio di emissioni di CO2.

Ciò è dovuto alla presenza di ottime aziende sul territorio (vedi per esempio un’azienda di lavorazione materie plastiche in Campania), che hanno sviluppato un settore di riciclo all’avanguardia a livello industriale. Infatti, vengono recuperati anche quegli imballaggi che faticano a trovare sbocchi verso il riciclo meccanico. Centinaia le tonnellate utilizzate per produrre energia al posto di combustibili fossili, con il risultato di dare un grande slancio energetico al Paese.

Come funziona il riciclo della plastica in Italia
È chiaro ormai a tutti che il rifiuto più che essere un problema è una risorsa. Specie se si parla della plastica. Una volta giunta all’impianto di lavorazione, la plastica viene sottoposta ad una serie di passaggi di selezione meccanica, a partire dalla pulizia stessa del materiale, che deve essere filtrato e separato da residui non riciclabili. In media, il 75% diventa altra plastica, mentre il restante 25% viene avviato ai cementifici come carburante, ovvero il CDR, combustibile solido da rifiuto.

La selezione avviene separando i rifiuti più grandi da quelli più leggeri, grazie all’intervento prima meccanico poi umano. Al termine di questa fase, le grandi balle di bottiglie e flaconi vengono avviate al vero e proprio impianto di riciclo. I tappi e altri residui plastici di minor valore vengono destinati alla produzione di CDR.

Infine, i rifiuti vengono macinati e ridotti in chips, scaglie e flakes, per ricavarne diversi prodotti plastici sia ad estrusione che ad iniezione. Se un impianto non è in grado di trattare gli scarti, questi vengono destinati al termovalorizzatore.

I numeri del riciclo della plastica in Italia
Il settore del riciclo della plastica rappresenta un indotto importante a livello nazionale. Quest’attività contribuisce alla creazione di reti e alla nascita di opportunità per il territorio e le aziende che vogliono valorizzare proprietà ed energia di un materiale intelligente.

Non è un caso che il business sia in costante aumento: ben 2600 le imprese di cui ne fanno parte, con 33 centri di selezione, 73 impianti di riciclo, 35 preparatori e utilizzatori di combustibile da rifiuto e associazioni di cittadini e comuni che organizzano campagne di sensibilizzazione per la differenziata.

Stando ai dati raccolti dal Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, che ha tracciato un bilancio nel Green Economy Report, l’Italia nel 2017 ha raccolto ben un milione di tonnellate di plastica. Tra il 2005 e il 2017 gli imballaggi in plastica avviati a recupero in Italia sono cresciuti del 64%: un record tutto italiano, che ha permesso di ottimizzarne il riciclo e di ottenere vantaggi ambientali consistenti. Negli ultimi anni l’Italia si colloca al terzo posto dopo Germania e Spagna per il riciclo della plastica (45% dai dati del 2019).

La sfida per l’Italia è quella di diventare un punto di riferimento nella ricerca e nello sviluppo di nuove applicazioni nel campo del riciclo. Motivo per cui le aziende si stanno impegnando a cercare nuove tecniche di lavorazione per mettere a frutto gli imballaggi in plastica oggi non avviati a riciclo e l’adozione di nuove applicazioni.

Un meccanismo dunque perfetto, che dovrebbe essere da esempio per dare valore ai rifiuti dopo la loro differenziazione, in un’ottica sempre più “zero waste”.

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