Il primo giorno di scuola

di Filomena Baratto

Vico Equense – Settembre ci accompagna dolcemente nella ripresa delle nostre attività e tra queste la scuola. Bambini, ragazzi e adolescenti sono alle prese con l’inizio dell’anno scolastico e ogni volta che si ricomincia, fa un certo effetto. Chissà poi a cosa è dovuta quest’ansia che prende tutti, grandi e piccoli, come se fosse un esame. Iniziare fa sempre paura, è un salto nel vuoto. La scuola assomiglia alla vita, la sua perfetta metafora. Lì si trascorre il tempo migliore e si cresce, non solo quando sotto il banco non entrano più le gambe, ma quando si comincia a pensare diversamente e con la propria testa. E’ un fermento continuo. La scuola poi è l’anima di un rione, di una città, di una periferia, è il suo nucleo, vulnerabile e sensibile. Attorno ad essa c’è vita. Il primo giorno più emozionante è quello dei bambini che entrano per la prima volta in un’aula scolastica. Profumano di borotalco, hanno i capelli in ordine, gli occhi spalancati e la bocca sempre un po’ aperta per lo stupore di avere tanta gente intorno che avanza alla ricerca dell’aula, della maestra, del compagno. A vederli fanno tenerezza e uno strano effetto, a pensare che usciranno di lì come ometti lasciandosi alle spalle il loro primo giorno a volte anche in lacrime. C’è come un’aria di festa, di confusione generale, di prova, di ingranaggio che parte. I bambini sono allegri e sorridenti, qualcuno silenzioso e anche preoccupato. Le mamme li portano per mano, tenendo da una parte loro e dall’altra gli zaini. La sveglia li ha buttati giù dal letto, non potevano fare la figura di arrivare tardi. Il primo giorno funziona sempre tutto dopo il tam tam sui gruppi, via whatsapp, per le ultime cose da decidere. Sono tutti puntuali, con i loro zaini nuovi, i quaderni così lisci e belli come non si vedranno durante l’anno, i vestitini della domenica e quella passata di gelatina tra i capelli che li vuole piccoli uomini e donne.
 
Si risente il profumo dei panini, si versa acqua dalle bottigline, si stendono tovagliette a quadretti e a fiori che durante l’anno scoloriranno. E poi arrivano le allergie, il bel tempo che li invita fuori e stentano a ripetere le tabelline o i verbi. Il sole li chiama nei cortili attorno a una palla e chiedono di non avere compiti. Poi ci sono quelli che passano alle Secondarie di primo grado, quasi spaventati per le ore scandite dalle campane, per i professori che cambiano aule, materie che si arricchiscono di contenuti. Sono tutti raccolti con quel diario in mano, modello deciso in gruppo, altrimenti sei fuori, con gli abiti sportivi, mai mettersi troppo in ghingheri e gli occhi che un tempo erano allegri, ora sono timorosi, guardinghi. Sarà bene fare subito i conti con chi condividere il peso dei libri, dandosi aria di persone adulte, con il primo filarino, accompagnando quella che non sai se è ancora una bambina o già una donnina. Le ragazze chiedono alle amiche se si vede l’ombretto, se l’abito è quello giusto e i capelli a posto. La scuola per loro è un battesimo, un benvenuto tra i grandi. E se qui ci si avvia verso l’età adulta al primo Liceo i ragazzi sembrano cavalli nella brughiera. Il diaro ce l’hanno a stento, simulano già i loro amici dell’Università, una sigaretta in mano per i ragazzi, uno specchio per le ragazze, e benvenuti alla fiera della vanità. Sanno già dei professori, dell’orario, ormai sul web c’è tutto, e managgia al tempo bello che li vuole ancora al mare. Manca sempre l’ultima cosa, l’ultimo desiderio non esaudito. Ma le frotte di ragazze che prendono posizione sui muretti, gli sguardi che si incrociano, mostrano l’inizio delle danze autunnali nel cortile di scuola. Nei loro occhi la preoccupazione dello studio, la voglia di continuare a divertirsi in un’estate attardata, con il suono del mare rimasto nelle orecchie e le serate interminabili con gli amici. Il primo giorno di scuola è un chiamare all’appello tutti in questa grande giostra dove ognuno occupa un posto per girare insieme. C’è negli occhi la fine dell’anno appena andato via e il nuovo che già parte. L’inizio è un momento di grande emozione. Così le matricole che, pur non cominciando con gli altri, stanno carburando per i primi esami, i primi corsi, la conoscenza dei professori, stanno organizzando lo studio e quali strategie usare per ammortizzare i tempi. La nostalgia del Liceo, che fa parte già del passato, arriva al primo esame, quando riporta i ricordi delle migliori interrogazioni anche col più burbero dei professori, mentre si attende di sostenere il primo esame lì davanti alla porta in un tempo che sembra eternità. Ed è lì che capisci che sei cresciuto, che ora vai per la tua strada, che non ti accompagna più nessuno se non le tue gambe, che devi studiare in modo sistematico e non solo come gioco o piacere, così come ti avevano detto da piccolo. Intanto resta nella mente, come un leit motiv di inizio anno, il primo giorno di scuola di Enrico Bottini del libro Cuore di Edmondo de Amicis, quel diario di terza elementare in una scuola di Torino dopo l’Unità d’Italia. La scuola da allora è cambiata continuamente, ma il primo giorno di scuola rispecchia ancora le stesse emozioni. E’ un giorno sono chiamati a presentarsi: bambini, adolescenti, giovani, insegnanti, genitori, come una grande famiglia, un mondo che ruota su questa giostra e su cui tutti prendiamo posto.