Costiera amalfitana, la mappa delle spiagge a rischio: divieti violati dai bagnanti

Si raggiungono solo dal mare o in qualche caso attraverso lunghe scale a gradoni. Sono le spiagge defilate della Costiera Amalfitana: luoghi senza tempo, incastonati tra piccole insenature e avvolte da fitta vegetazione. Mario Amodio per il quotidiano Il Mattino ci racconta della loro interdizione e divieti che spesso vengono violati.

Alcune di queste baie figurano nella black list della Capitaneria di Porto che ha mappato spiagge e costoni a rischio nel tratto di mare compreso tra Vietri e Positano dove non solo è vietato lo stazionamento ma anche l’attracco. L’ordinanza ancora in vigore è la n.98 del 2013. Ma nonostante tutto si continua a trasgredire. Nell’estate di tre anni fa a Erchie si ripropose il problema delle ordinanze non rispettate, e Cauco, l’arenile in territorio di Maiori dove si staccarono alcuni massi che colpirono due ragazzi, ricade in quegli arenili «off limits». Luoghi proibiti addirittura da anni, come l’intera Cala Bellavaia, nel territorio di Maiori, meglio conosciuta come la spiaggia del «cavallo morto». Sono due delle spiagge più belle della Divina, interdette per effetto di due ordinanze del 2011 aggiornate con prospetti planimetrici nel 2013 dopo una ricognizione di Capitaneria di Porto e Autorità di Bacino, dei costoni che incombono sugli specchi di mare nel tratto compreso tra Vietri e Positano. Si comincia da Positano dove è vietata la sosta e il transito da Punta Germano a Torre di Clavel fino ad una distanza di 100 metri dal costone e dalle spiagge esistenti con esclusione di quella in concessione all’Hotel Le Agavi. Altri rischi, per i quali è interdetta la sosta e il transito nello specchio di mare sottostante fino a una distanza di 50 metri dai costoni sono stati individuati a Positano (da Torre di Clavel alla Grotta Santa Borghese Ercolani); nella zona ricadente nei comuni di Positano e Praiano e compresa tra Laurito e l’Hotel Tritone escluso; a Praiano (da Torre di Grado allo scoglio dell’Ischitella); tra Furore e Conca dei Marini (dal Vallone di Praia a Capo di Conca); ad Amalfi (dal lato ponente di Duoglio alla Spiaggia Grande di Santa Croce); a Maiori (da Torre di Tummolo a Erchie fino a Cavallo Morto o Bellavaia). Divieto di accesso e di transito entro i 30 metri dai costoni sono invece previsti a Positano (Arienzo lato ponente per un fronte mare di 5 metri); Praiano (Le Praie e La Gavitella fronte mare antistante l’area di calpestio); Conca dei Marini (Marinella di Conca); Amalfi (Le Marinelle); Maiori (Cavallo Morto o Bellavaia). Ulteriori spiagge, per effetto delle ordinanze comunali, risultano essere interdette a: Positano (a Fornillo tra il fronte mare dalla grotta Santa Borghese Ercolani fino al muro di proprietà della società F.lli Grassi); Maiori (Innamorati, Ciglio o Limoni, Sovarano o Sgarrupo, Cauco); Cetara (i Travertini o il Nido, La Campana e Lannio con esclusione per quest’ultima di 35 metri a partire dalla Grotta Annunziata); Vietri Sul Mare (la spiaggia libera della Baia, lato ponente, sottostante al costone roccioso di proprietà comunale; Acqua r’a Fica lato ponente; Torre di Albori e il lato ponente della spiaggia denominata Lo Scoglione). Ma sono gli abusi edilizi la vera causa del pericolo e del dissesto. Dopo l’episodio del 26 luglio scorso in località Laurito del Comune di Positano, la guardia costiera conferma le prime ipotesi.

«Durante le operazioni – si legge in una nota diramata dal comando della Capitaneria di Porto – le prime informazioni che gli uomini a bordo dei mezzi nautici hanno fornito al C.C.A.M., Centro di Coordinamento Ambientale Guardia Costiera della Direzione Marittima della Campania agli ordini dell’Ammiraglio Ispettore Pietro Vella, hanno subito destato interesse investigativo perché si riferivano ad una frana particolarmente polverosa, circostanza incongruente con un costone roccioso. In ragione dei controlli, i militari hanno rinvenuto una costruzione abusiva con lavori ancora in corso ed una macchina per la frantumazione delle rocce, occultata con un telo mimetico. Pertanto si è operata una prima ricostruzione dell’accaduto che ipotizza, molto ragionevolmente, che la frana sia stata causata dallo smottamento del materiale di risulta polverizzato ed accumulato a monte del costone. Si è quindi provveduto all’immediato sequestro dei manufatto e del costone roccioso».