Coronavirus e internet, i rischi dei ragazzi online

La Campania torna zona rossa e le scuole saranno ancora chiuse. A perderci sono soprattutto i ragazzi che utilizzano i social come se fossero una Ferrari. Senza però avere la patente

Una decisione inevitabile, attesa, scongiurata e adesso diventata realtà. La Campania è di nuovo zona rossa. Siamo entrati nel vivo della terza ondata di contagio, quella dominata dalla variante inglese del Corona virus, che si diffonde più facilmente, più velocemente e lo fa soprattutto tra i giovani. Nella nostra regione di contano oltre 2500 positivi al giorno, un numero che conferma l’estrema pericolosità delle varianti. Ancora più letali in Campania, dove la densità abitative è più ampia. “In queste settimane abbiamo riscontrato comportamenti scorretti e un clima di rilassamento generalizzato. Come era ampiamente prevedibile siamo in zona rossa. Avremo settimane difficili”, ha dichiarato il presidente regionale Vincenzo De Luca, durante il tradizionale punto settimanale sulla pandemia, in diretta social.

L’unica risposta alla terza ondata è la campagna vaccinale – ha continuato – stiamo facendo un lavoro eccellente per il mondo della scuola”. La campagna di vaccinazione per il personale scolastico infatti è prossima alla conclusione, ma le scuole resteranno chiuse e a perderci sono soprattutto i giovani. Ed è su di loro che si riversano gli effetti negativi di questa pandemia. Difatti, come riporta il sito specializzato Gaming Insider, “il 22% dei giovani, di età compresa tra 12 e 16 anni, è costantemente online, connesso 24 ore su 24”.

Ad aggravare la situazione è stato proprio l’uso smisurato e indiscriminato della didattica a distanza, che ha contribuito ad alienare i giovani. La connessione senza freni ai social network ha diminuito in modo drastico la soglia dell’attenzione: in un ragazzo della generazione Z è infatti di 7 secondi. E di mezzo non c’è solo il rendimento scolastico ma la salute di questi ragazzi.

Salute e non solo. Il 15% del campione preso in esame, si legge sempre su Gaming Insider, ha raccontato episodi spiacevoli online. Al suo interno infatti il 35% ha subito atti di cyberbullismo, il 15% casi di revenge porn mentre l’8% è stato adescato. Un rischio diffuso ovunque, su Facebook, WhatsApp e Instagram ma anche sui social di ultima generazione, come Discord, una piattaforma utilizzata come chat vocale nelle sessioni di gioco oppure Tik Tok, protagonista di un vero e proprio boom nell’ultimo anno. Video brevi, contenuti virali, premi e ricompense se continui a guardare. È questo il meccanismo che crea più pericoli. E bisogna fermarlo.

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